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PROGETTO DI CENSIMENTO, MONITORAGGIO, CONTROLLO E/O ERADICAZIONE DI SPECIE ALLOCTONE VEGETALI NEL PARCO NATURALE REGIONALE MOLENTARGIUS-SALINE

PROGETTO DI CENSIMENTO, MONITORAGGIO, CONTROLLO E/O ERADICAZIONE DI SPECIE ALLOCTONE VEGETALI NEL PARCO NATURALE REGIONALE MOLENTARGIUS - SALINE (PNRMS)

Il Progetto

Nasce per tutelare la biodiversità vegetale del Parco attraverso azioni di censimento, monitoraggio, controllo ed eradicazione delle piante aliene presenti. Iniziato a gennaio del 2015, ha avuto una durata di tre anni.

Iniziato a gennaio del 2015 ha avuto una durata di tre anni. È stato finanziato dal Parco attraverso un accordo con il Centro Conservazione Biodiversità (CCB) - Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente dell'Università di Cagliari (Accordo di collaborazione tecnico-scientifica ai sensi dell'art. 15 della L. n° 241/1990 firmato il 23 dicembre 2014).

Aliene

Gli obiettivi

Il progetto ha avuto come obiettivi l'identificazione, lo studio ed il monitoraggio delle specie aliene, con un focus sulla biologia riproduttiva, il potenziale carattere invasivo e le possibili interazioni con le specie autoctone. Lo scopo finale è stato quello di elaborare una strategia per la loro eradicazione e/o controllo, senza recare danno agli habitat e alle specie animali e vegetali presenti.

Aliene

Monitoraggio di Carpobrotus acinaciformis nell'habitat 1420 ''Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornietea fruticosi)'' nelle rive delle saline di Quartu lato mare (Poetto).

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Raccolta del germoplasma di Nicotiana glauca.

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Test di germinazione nei laboratori di BG-SAR (Hortus Botanicus Karalitanus - HBK)

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Eradicazione manuale e rimozione di Carpobrotus acinaciformis, ad opera dei volontari del progetto Erasmus HEI-PLADI (https://dibt.unimol.it/HEI-PLADI/home/)

L'AREA DI STUDIO

Il Parco, istituito ufficialmente nel 1999 con Legge Regionale (L.R. 26 febbraio 1999, n. 5), si trova nella Sardegna meridionale ad est dell'area urbana cagliaritana, nei territori comunali di Cagliari, Quartu Sant'Elena, Selargius e Quartucciu. Oltre al Parco Regionale e sito Ramsar dal 1977 (zona umida di importanza internazionale), l'area comprende anche una Zona Speciale di Conservazione (ZSC, ITB040022 - Stagno di Molentargius e territori limitrofi) e una Zona a Protezione Speciale (ZPS, ITB044002 - Saline di Molentargius).

Il Parco si estende su una superficie complessiva di circa 1460 ettari e include una vasta zona umida chiamata Stagno di Molentargius in cui sono presenti sia bacini di acqua dolce (Bellarosa minore e Perdalonga) che salmastra (Bellarosa maggiore o Molentargius), limitrofi a una piana sabbiosa (Is Arenas) che separa lo stagno dalle vasche costiere (Saline di Cagliari e Stagno di Quartu).

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Limiti del PNRMS (in rosso), della ZSC (in verde) e della ZPS (in azzurro).

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Stagno di Molentargius: l'habitat prioritario ''Lagune costiere'' dalla riva est del Bellarosa maggiore. Sullo sfondo la città di Cagliari

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Vista dal ponte sul canale La Palma. Sullo sfondo l'edificio Sali Scelti, sede del Parco.

LA BIODIVERSITÀ

Gli habitat

Nel Parco sono presenti ben 8 habitat di interesse comunitario (All. I Direttiva 92/43/CE) di cui sei legati alla presenza del sale. Il più esteso è l'habitat prioritario ''Lagune costiere'', seguito dall'habitat ''Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornietea fruticosi)'' e dal prioritario ''Steppe salate mediterranee (Limonietalia)''. I meno estesi sono ''Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi)'' e ''Praterie e fruticeti alonitrofili (Pegano-Salsoletea)''. Infine i tre habitat ''Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea'' prioritario, ''Dune con prati dei Brachypodietalia e vegetazione annua'' e ''Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition''.

Localizzazione degli habitat allLocalizzazione degli habitat all

Fig. 2 - Localizzazione degli habitat all'interno del Parco e copertura all'interno del SIC (Sito d'Importanza Comunitaria, designato come ZSC con Decreto del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare il 7/4/2017) e della ZPS.

Le specie ( http://www.parcomolentargius.it/articolo.php?art=620) Link alle schede fatte per il progetto conservazione germoplasma

La flora del Parco è costituita da oltre 600 piante tra cui 12 importanti endemismi (De Martis et Mulas, 2008). La famiglia che presenta un maggior numero endemiche è quella delle Plumbaginaceae con tre specie appartenenti al genere Limonium: Limonium dubium (Guss.) Litard., endemica della Sardegna, Corsica e Sicilia; Limonium glomeratum (Tausch) Erben, endemica della Sardegna e Sicilia; Limonium retirameum Greuter & Burdet subsp. caralitanum (Erben) Arrigoni, endemica esclusiva della Sardegna.

Tra le endemiche, la più rara nell'area è Linaria flava (Poir.) Desf. subsp. sardoa (Sommier) A.Terracc., specie non prioritaria di interesse comunitario (All. II Dir. 92/43/CE) che costituisce un grande interesse di tipo conservazionistico perchè rinvenuta solamente in una località del Parco.

Dal punto di vista fitogeografico sono importanti Halopeplis amplexicaulis (Vahl) Ces., Pass. & Gibelli, presente esclusivamente nell'area delle Saline lungo i margini di alcune delle vasche di cristallizzazione, in una superficie estremamente limitata; a quest'ultima si può accompagnare Limonium avei (De Not.) Brullo & Erben presente in Sardegna solo nell'area di Molentargius. Halocnemum cruciatum (Forssk.) Tod. risulta localizzato sulle sponde dello stagno di Quartu, del canale di Perdalonga e delle Saline in associazione con Arthrocnemum macrostachyum (Moric.) K.Koch, che talvolta lo sostituisce laddove si riscontri una diminuzione di salinità e aridità (De Martis et Serri, 2009). Alla stessa fitocenosi partecipa anche Cynomorium coccineum L. subsp. coccineum, presente solo negli ambienti salsi costieri della Sardegna, Sicilia e Basilicata e presente nell'area soprattutto ai bordi delle Saline e a Is Arenas.

Bibliografia

De Martis G., Mulas B. (2008). La flora del Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline: stato attuale e confronto con le situazioni preesistenti. Rendiconti Seminario Facoltà Scienze Università Cagliari 78: 1-123.

De Martis G., Serri G. (2009). L'analisi fitosociologica della vegetazione per il monitoraggio degli habitat del Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline (Sardegna meridionale). Primi risultati. Informatore Botanico Italiano 41(2): 293-301.

Foto degli habitat e delle specie

aliene

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Halocnemum cruciatum, pianta alofila tipica dell'habitat 1420 ''Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornietea fruticosi)''

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Saline di Cagliari: Limonium avei, caratteristica dell'habitat prioritario 1510 ''Steppe salate mediterranee (Limonietalia)''. La pianta è d'interesse fitogeografico perché presente in Sardegna solo nelle coste meridionali. Sullo sfondo la ''Sella del diavolo''

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I giunchi (Juncus acutus e Juncus maritimus) sono piante caratteristiche dell'habitat 1410 ''Pascoli inondati mediterranei (Juncetalia maritimi)''

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Saline di Quartu S. Elena: il fungo di Malta (Cynomorium coccineum subsp. coccineum) è una pianta parassita di molte alofite tipiche degli habitat 1420 ''Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornietea fruticosi)''e 1430 ''Praterie e fruticeti alonitrofili (Pegano-Salsoletea)''

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Saline di Quartu S. Elena: Linaria flava, endemismo sardo-corso di interesse comunitario

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Saline di Cagliari: Halopeplis amplexicaulis caratteristica dell'habitat prioritario 1510 ''Steppe salate mediterranee (Limonietalia)''

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Comunità di graminacee con Lygeum spartium tipica dell'habitat prioritario 6220 ''Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea''. Sullo sfondo la ''Sella del diavolo''

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Fioriture primaverili delle comunità annuali tipiche delle zone interdunali

Le minacce alla biodiversità

Le zone umide rappresentano ambienti di eccezionale valore biologico, tra i più ricchi e produttivi grazie al loro straordinario patrimonio di biodiversità, ma allo stesso tempo sono considerati tra i più sensibili e fragili a causa delle molteplici trasformazioni antropiche. Attualmente risultano in forte decremento e frammentazione, anche quando interessate da forme di tutela riconosciute a livello internazionale. I fattori di pressione che influiscono sugli habitat e le specie sono tutte di natura antropica (bonifiche, opere idrauliche, canalizzazioni, inquinamento, eutrofizzazione, cambio nell'uso del suolo) a cui si aggiungono anche gli impatti causati dalla presenza di specie aliene invasive.

Esse rappresentano una minaccia sempre più grave e crescente a livello globale, e soprattutto nei parchi e nelle aree protette è necessario un miglioramento della loro gestione. Il loro impatto in queste aree può rivelarsi ancora più negativo: esse custodiscono una maggiore ricchezza di specie e habitat sensibili, e la loro conservazione è prioritaria per garantire il mantenimento di servizi ecosistemici essenziali e il sostentamento di molte comunità.

Cosa sono le piante aliene invasive?

Le piante aliene (anche dette esotiche o alloctone) sono specie che si trovano al di fuori della loro area geografica di origine, introdotte in modo volontario o accidentale dall'uomo. Non tutte le specie aliene sono considerate una minaccia, infatti tra queste sono comprese specie di grande utilità ed interesse in campo agricolo e forestale che hanno agevolato la vita dell'uomo soprattutto dal punto di vista alimentare e della salute. Alcune di queste possono sfuggire alle coltivazioni e si naturalizzano (ovvero formano popolamenti stabili da almeno 10 anni, senza l'intervento diretto da parte dell'uomo, riproducendosi in maniera indipendente). Fra queste, ve ne sono alcune dette ''invasive'', capaci di riprodursi abbondantemente, diffondendosi in modo molto veloce e su ampie aree. Le piante invasive possono provocare impatti negativi di vario tipo sugli ecosistemi naturali, sulle attività umane o sulla salute. Spesso sono in grado di competere con le nostre specie prendendo il loro posto negli habitat e causandone la successiva degradazione e scomparsa, con danni spesso irreparabili o dai costi ingenti di mitigazione.

Invasione di Carpobrotus acinaciformis lato saline di Quartu

Invasione di Carpobrotus acinaciformis lato saline di Quartu.

Invasione di Carpobrotus acinaciformis nella parete della spiaggia fossile

Invasione di Carpobrotus acinaciformis nella parete della spiaggia fossile. La pianta è stata successivamente eradicata da quest'area.

Invasione di Asparagus asparagoides nell

Invasione di Asparagus asparagoides nell'habitat 1430 ''Praterie e fruticeti alonitrofili (Pegano-Salsoletea)''.

Arundo donax: pianta aliena invasiva di antica introduzione (archeofita) che sostituisce Phragmites australis nella costituzione dei canneti, habitat di molti uccelli acquatici.

Arundo donax: pianta aliena invasiva di antica introduzione (archeofita) che sostituisce Phragmites australis nella costituzione dei canneti, habitat di molti uccelli acquatici.

Le azioni

Nel primo anno del progetto è stato realizzato un aggiornamento della flora aliena presente nell'area del Parco e la mappatura delle piante più invasive.

I dati raccolti sono stati utilizzati per realizzare una priority-list delle specie aliene più pericolose per la flora e gli habitat naturali e per l'identificazione delle zone dove effettuare gli interventi di eradicazione e/o controllo.

Attraverso i test di germinazione realizzati presso la Banca Germplasma della Sardegna (BG-SAR) dell'Università di Cagliari, nel secondo anno sono stati individuati i protocolli di germinazione di 3 piante ritenute invasive (Acacia saligna, Carpobrotus acinaciformis, Nicotiana glauca) e di due potenzialmente invasive (Solanum elaeagnifolium, Lycium ferocissimum).

Tra il secondo e il terzo anno sono stati realizzati i monitoraggi per lo studio della distribuzione ed evoluzione delle popolazioni delle specie maggiormente invasive e potenzialmente invasive negli habitat di interesse comunitario. I risultati del monitoraggio e dell'analisi degli impatti delle specie invasive sugli habitat più sensibili sono stati inseriti in una banca dati della flora aliena. Durante tutto il progetto si è data particolare attenzione alla diffusione dei risultati attraverso la partecipazione a convegni, seminari e pubblicazioni su riviste scientifiche.

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POSTER

PRESENTAZIONI

PUBBLICAZIONI

I RISULTATI

La flora aliena

La componente aliena costituisce una parte rilevante della flora del Molentargius con 107 piante (il 17% della flora totale), 10 delle quali sono considerate di dubbia esoticità e 21 coltivate, ma attualmente non spontaneizzate.

Flora aliena del Parco: numero e % di piante.

Della parte restante (76 piante aliene) il 79% appartiene alla classe delle neofite (piante introdotte dopo la scoperta dell'America) e il 21% alla classe delle archeofite (introdotte prima della scoperta dell'America).

Flora aliena del Parco: numero e % di piante.

Flora aliena del Parco: numero e % di piante.

Per fortuna oltre il 50% di tutta la flora aliena risulta ancora non naturalizzato (62 specie). Si tratta di piante presenti solo come coltivate o casuali, ma che in bibliografia sono conosciute come potenziali fonti di rischio in quanto in altri territori hanno un comportamento invasivo. Sono invece 35 le piante aliene rinvenute come naturalizzate di cui ben 7 valutate come invasive.

Flora aliena del Parco: numero e % di piante.

Flora aliena del Parco: numero e % di piante.

Il numero elevato di piante aliene nel Parco è dovuto alla forte presenza dell'uomo che le ha introdotte per diversi scopi, tra cui il principale è la coltivazione per scopo ornamentale sia nel verde pubblico che in quello privato.

Flora aliena del Parco: numero e % di piante.

Flora aliena del Parco: numero e % di piante.

Gli impatti

In base all'impatto reale e potenziale di tipo ambientale, socio-economico e sanitario sono state definite diverse check-list di piante aliene:

Quarantine-list (35 specie)

Piante che non hanno rivelato alcun impatto diretto nell'area studiata, ma per le quali esistono riferimenti bibliografici che ne attestano le potenzialità per un possibile impatto ecologico. Inoltre, include unità che sono associate anche a un potenziale impatto di tipo sanitario, principalmente in relazione alla produzione di polline allergenico.

Lemna minuta

Lemna minuta è una pianta acquatica localizzata in una piccola area, da tenere sotto controllo per il potenziale impatto di tipo sanitario sulle acque dolci del Parco.

Lemna minuta

Particolare della Lemna minuta.

Alert-list (24 specie)

Piante in grado di costituire popolamenti stabili (naturalizzate e/o invasive).

fico d

Il fico d'India (Opuntia ficus-indica) è una pianta coltivata ampiamente naturalizzata nel Parco

Mesembryanthemum_cordifolium

Mesembryanthemum nodiflorum altra specie aliena naturalizzata soprattutto nelle rive del Bellarosa Maggiore.

Watch-list (48 specie)

Piante selezionate perché maggiormente ricorrenti in ambienti naturali e/o seminaturali, in base alla frequenza rilevata dai lavori bibliografici e dalle verifiche in erbario e in campo.

Mesembryanthemum_nodiflorum

Mesembryanthemum cordifolium è una pianta che in futuro potrebbe aumentare la sua diffusione come le altre Aizoaceae del genere Carpobrotus e Malephora.

Cortaderia_selloana

Cortaderia selloana è una pianta naturalizzata nel Parco che in futuro potrebbe diventare invasiva.

Priority-list (10 specie)

Piante selezionate tra le tre liste precedenti (invasive o potenzialmente invasive) sulle quali concentrare le azioni del progetto. Per le 5 specie più diffuse è stata realizzata la singola mappatura rappresentante la loro distribuzione nell'area del Parco:

Acacia_saligna

Acacia saligna (Labill.) H.L. Wendl.

Arundo_donax
Arundo donax L.

Asparagus_asparagoides
Asparagus asparagoides (L.) Druce

Nicotiana_glauca

Nicotiana glauca Graham

Ricinus_communis
Ricinus communis L.

Mentre la distribuzione delle altre 5 specie è stata rappresentata in un'unica mappa (link 6):

Carpobrotus acinaciformis (L.) L.Bolus;
Carpobrotus edulis (L.) N.E.Br.;
Malephora crocea Schwantes var. purpureo-crocea (Haw.) H.Jacobsen & Schwantes;
Agave americana L. var. americana;
Ailanthus altissima (Mill.) Swingle;
Inoltre è stata realizzata un'unica mappa di distribuzione con tutte le 10 specie:

Mappa di distribuzione delle 10 specie nell'area del Parco (link 7).

Mappa della concentrazione delle 10 specie nell'area del Parco rappresentante la densità raggruppata in 5 classi che evidenziano dal bianco al rosso il loro graduale aumento (link 8).

La germinazione delle specie invasive

Lo studio dell'ecofisiologia della germinazione e della biologia riproduttiva delle piante invasive consente di individuare e comprendere quali possano essere le condizioni ottimali che portano alla germinazione dei semi nell'ambiente naturale e capire i meccanismi biologici ed ecologici attraverso i quali una pianta aliena può diventare invasiva in modo da contenere il suo impatto, definire le priorità nei monitoraggi ed attuare le strategie di contenimento o di eradicazione più adeguate.

I test di germinazione realizzati nella Banca del Germoplasma della Sardegna (BG-SAR) sulle 5 specie invasive selezionate (Acacia saligna, Carpobrotus sp. pl., Nicotiana glauca, Lycium ferocissimum, Solanum elaeagnifolium) hanno consentito di elaborare i loro protocolli di germinazione.

I risultati ottenuti evidenziano la natura invasiva delle specie testate, infatti i loro semi hanno germinato ad elevate percentuali a tutte le temperature testate. Alcune di esse come Acacia, Carpobrotus e Lycium hanno capacità di germinare nei suoli con contenuti di NaCl sino al 3%.

Tutte le specie invasive presenti e testate in laboratorio hanno una biologia riproduttiva che attua diverse strategie di propagazione, sia per via vegetativa che sessuale, entrambe vincenti.

Nicotiana glauca: A) portamento; B) particolare dei frutti; C) particolare dei fiori; D) plantula; E) test di germinazione.

Carpobrotus acinaciformis: A) portamento; B) particolare del frutto; C) particolare dei fiori; D) plantula; E) ed F) test di germinazione.

Acacia saligna: A) portamento; B) particolare dei fiori; C) plantula; D) test di germinazione; E) particolare dei frutti.

Acacia saligna: A) portamento; B) particolare dei fiori; C) plantula; D) test di germinazione; E) particolare dei frutti.

Lycium ferocissimum: A) portamento; B) particolare dei frutti; C) particolare del fiore; D) plantula; E) pulizia dei frutti; F) test di germinazione.

Lycium ferocissimum: A) portamento; B) particolare dei frutti; C) particolare del fiore; D) plantula; E) pulizia dei frutti; F) test di germinazione.

Gli habitat e le specie maggiormente minacciati

Gli habitat maggiormente interessati dalla presenza di piante aliene sono quelli più alterati e di natura sinantropica (51 specie), seguiti dagli habitat naturali tipici delle zone umide (12 specie) e da quelli agricoli e rurali con 9 specie. Gli altri habitat naturali presenti nel Parco, quelli litorali e di macchia e gariga hanno un numero minore di specie aliene.

grafico_habitat_minacciati

Gli habitat naturali e seminaturali del Parco: numero e % di piante.

Anche se la presenza di specie aliene negli habitat naturali è molto minore, il loro numero potrebbe crescere a causa della forte pressione antropica dovuta allo sviluppo urbanistico e all'eccessiva frequentazione dei luoghi, che nel tempo ha alterato l'equilibrio ambientale di questi ecosistemi.

Gli habitat naturali alofili tipici delle zone umide sono ecosistemi caratterizzati da poche specie a causa delle difficili condizioni ambientali a cui si sono adattate a vivere, caratteristica che dovrebbe fornire un certo grado di resistenza all'invasione di specie aliene.

L'habitat di interesse comunitario maggiormente minacciato risulta il 1420 ''Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornietea fruticosi)''. Esso è anche il più rappresentativo dopo quello delle lagune costiere (*1150). Infatti, ben sette specie invasive (Acacia saligna, Carpobrotus acinaciformis, Malephora crocea, Arundo donax, Ricinus communis, Nicotiana glauca, Agave americana) sono presenti ai margini dell'habitat e ognuna di queste specie potenzialmente potrebbe aumentare di estensione la sua popolazione.

Malephora crocea nell

Malephora crocea nell'habitat 1420 ''Praterie e fruticeti alofili mediterranei e termo-atlantici (Sarcocornietea fruticosi)''.

Nell'habitat 1430 ''Praterie e fruticeti alonitrofili (Pegano-Salsoletea)'' la specie invasiva che in quest'area è maggiormente diffusa è Asparagus asparagoides. La sua presenza negli anni è stata rilevata in notevole espansione. In questo habitat è presente anche Acacia saligna.

Acacia saligna in mezzo alle comunità arbustive tipiche della vegetazione del Parco.

Acacia saligna in mezzo alle comunità arbustive tipiche della vegetazione del Parco.

Negli altri habitat, soprattutto quelli più alofili come il 1510* ''Steppe salate mediterranee (Limonietalia)'', la presenza di aliene è molto minore a causa dell'elevata salinità dei suoli, infatti si trovano sempre ai margini dell'habitat. Tra queste Acacia saligna e Nicotiana glauca.

Nicotiana glauca

Nicotiana glauca è una specie invasiva molto comune ai margini degli habitat d'interesse comunitario.

Acacia saligna è di sicuro la specie invasiva più diffusa nel Parco ed è presente nelle zone limitrofe di tutti gli habitat di interesse comunitario, in alcuni casi anche all'interno degli stessi. Seguono Carpobrotus acinaciformis presente solo nell'habitat 1420 e Asparagus asparagoides che risulta frequente nell'habitat 1430. Mentre altre come Malephora crocea, Nicotiana glauca, Agave americana, Ricinus communis e Arundo donax formano piccoli nuclei che si inseriscono soprattutto ai margini degli habitat 1410, 1420 1430 e *1510 e negli spazi e radure lasciati liberi dalle specie autoctone.

Ricinus communis e Arundo donax.

Ricinus communis e Arundo donax.

Le specie autoctone potenzialmente minacciate dalle invasive sono tutte quelle caratteristiche degli habitat di interesse comunitario. Tra queste Linaria flava è la specie più a rischio di scomparsa perché il suo habitat è quello maggiormente interessato dalla presenza di Carpobrotus acinaciformis.

Linaria flava Linaria flava Linaria flava

Linaria flava (5) nel suo habitat (6) minacciato dall'invasione di Carpobrotus acinaciformis (7).

Strategie di eradicazione e controllo

Gli interventi di eradicazione delle specie invasive sono necessari per ridare spazio alle specie native e favorire la ripresa della vegetazione spontanea. Quando le piante invasive si trovano all'interno di un habitat naturale, gli interventi devono essere effettuati solo da personale esperto e autorizzato dall'Ente Parco, perché potrebbero danneggiare le specie native, sia animali che vegetali. Nel Parco sono consigliate diverse pratiche di eradicazione sia manuali che meccaniche. Nel caso di piante non legnose (Carpobrotus, Malephora, Asparagus) odi piante legnose allo stadio giovanile (Acacia, Agave, Ailanthus, Nicotiana, Ricinus) è possibile l'eradicazione manuale. Per gli esemplari adulti di specie legnose l'eradicazione può essere effettuata solo con l'ausilio di mezzi meccanici. Dove possibile si consiglia il taglio della pianta alla base del fusto e poi l'eradicazione completa della pianta dal terreno. Se ciò non è possibile, la base del fusto dopo il taglio dovrà essere ricoperta con teli antigerminativi per evitare i ricacci e l'eventuale ricrescita anche dalle radici della pianta. Negli anni successivi è necessario un controllo per verificare la ricrescita delle plantule e la loro eventuale eliminazione. Il periodo ideale per eliminare le piante è sempre prima della fioritura/fruttificazione per evitare nuova produzione di semi.

rimozione di Carpobrotus

Eradicazione manuale e rimozione di Carpobrotus ad opera del personale del Parco.

rimozione di Carpobrotus

Eradicazione manuale e rimozione di Carpobrotus ad opera dei volontari del progetto Erasmus HEI-PLADI

(https://dibt.unimol.it/HEI-PLADI/home/)

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Utilizzo di teli antigerminativi nei ceppi tagliati di Acacia saligna (Progetto RES MARIS http://www.resmaris.eu/)

SCHEDE

Fico degli Ottentotti (Carpobrotus sp. pl.)

La pianta è molto comune negli habitat costieri ed è conosciuta col nome di Fico degli Ottentotti o anche come Unghia di strega. Pochi sanno che si tratta di una pianta originaria del Sud Africa, tra le più invasive negli ecosistemi costieri del Mediterraneo. Introdotta sia come pianta ornamentale che per il consolidamento di dune e scarpate, può entrare in competizione con le nostre piante e impedirne la germinazione grazie alla sua capacità di modificare il pH del suolo. Sia la specie a fiore rosa (Carpobrotus acinaciformis) che quella a fiore giallo (Carpobrotus edulis) e i loro ibridi, rappresentano una seria minaccia per la biodiversità degli ecosistemi costieri. Della stessa famiglia, le Aizoaceae, è presente nel Parco anche la Malefora (Malephora crocea var. purpureo-crocea) che manifesta lo stesso comportamento invasivo delle specie del genere Carpobrotus.

Fioritura_di_Carpobrotus_acina

Fioritura di Carpobrotus acinaciformis.

Fioritura_di_Malephora_crocea

Fioritura di Malephora crocea.

Perché è una minaccia?

È una pianta eliofila (amante del sole), molto resistente alla carenza d'acqua, ai forti venti e alle diverse condizioni di salinità del suolo. Sfuggita alle pratiche di giardinaggio, si è naturalizzata diventando invasiva; è capace infatti di riprodursi abbondantemente, diffondendosi in modo molto veloce e su ampie aree. Per questo motivo è una pianta adatta a vivere in condizioni difficili come le dune costiere, ma con l'andare del tempo il bell'aspetto iniziale scompare lasciando nel terreno molte zone costituite da soli rami secchi. Questi resti morti presentano una tossicità elevata e impediscono la germinazione di altre piante. È stato osservato che ovunque si trovi produce una perdita di biodiversità, cioè una diminuzione del numero di specie native negli habitat e una riduzione della superficie occupata da queste ultime.

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Fioritura di entrambe le specie del genere Carpobrotus.

Mimosa a foglie strette (Acacia saligna)

Le mimose o acacie sono un gruppo di piante legnose, con portamento arbustivo alto o arboreo appartenenti alla famiglia delle Fabaceae (chiamate anche Leguminose dalla parola legume, il frutto più tipico). La maggior parte di queste piante sono originarie dell'Australia e dell'Africa australe, sono state introdotte sia per scopo ornamentale che per scopi forestali e consolidamenti dunali. Molto diffusa in Sardegna è l'acacia a foglie di salice (detta anche mimosa a foglie strette) dai bellissimi fiori color giallo vivo. La specie è molto comune nelle zone costiere, dove spesso rappresenta una minaccia per gli habitat naturali, diventando invasiva. L'invasività è dovuta soprattutto all'elevata capacità di produzione di semi e di polloni (germogli che si originano principalmente alla base del fusto), soprattutto in caso di taglio.

Acacia_saligna

Acacia saligna, la specie invasiva più diffusa nel Parco.

Fioritura_di_Acacia_saligna

Fioritura di Acacia saligna.

mimosa_orrida_Vachellia_ka

La mimosa orrida (Vachellia karoo) è una acacia originaria del Sud Africa meno diffusa di Acacia saligna, ma potenzialmente invasiva.

Perché è una minaccia?

È stata introdotta nelle coste della Sardegna a partire dagli anni 50 per rimboschimenti costieri, dove si è naturalizzata diventando invasiva e competitiva con le piante tipiche delle comunità boschive. La sua capacità riproduttiva è molto precoce (può fiorire già dopo pochi anni di età). Misurata nel terreno, la quantità di semi prodotta all'anno è di circa 5.440 semi per metro quadro di copertura arborea, dando origine nel tempo ad un accumulo nel suolo pari a circa 46.000 semi al mq! La maggior invasività della pianta è dovuta alla permanenza di questi semi che possono rimanere vitali anche per più di 50 anni (banca dei semi del suolo permanente). L'alta produzione di polline durante la fioritura determina inoltre fenomeni di allergia.

Frutti_di_Acacia_saligna

Frutti di Acacia saligna.

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Banca dei semi del suolo di Acacia saligna.

Agave (Agave sp. pl.)

Le agavi sono piante succulente originarie del centro America e utilizzate in Sardegna soprattutto per scopo ornamentale in parchi e giardini pubblici e privati. Tra le piante importate dopo la scoperta dell'America sono quelle di più antica introduzione nella regione mediterranea, tanto che la più conosciuta, l'agave americana (Agave americana), era probabilmente già presente nel 1561. Alcune agavi sono state diffuse maggiormente nel territorio come per esempio Agave americana, Agave fourcroydes e Agave ferox, ma tutte le agavi sono considerate potenzialmente invasive. Sono molto longeve e vivono sino ai 20 anni, dopo di che fioriscono e fruttificano un'unica volta (monocarpiche), lasciando molti germogli alla base del fusto che si sviluppano come piante singole. I germogli possono originarsi anche dai rizomi sotterranei, per questo motivo una sola pianta può produrre decine di individui e formare negli anni dense popolazioni. Per la loro capacità riproduttiva e le strategie di competizione vincenti, vengono considerate invasive soprattutto negli ambienti costieri in tutta l'area del Mediterraneo.

agave americana

Agave americana nell'habitat prioritario 6220 ''Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea''.

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Agave americana e Agave in gens.

Perché è una minaccia?

Sono piante che provengono da zone desertiche e quindi riescono a sopportare lunghi periodi di aridità, ma non tollerano le basse temperature e le gelate invernali. Sfuggite alla coltivazione, si sono naturalizzate negli ambienti naturali propagandosi soprattutto per via vegetativa. La riproduzione vegetativa è infatti la migliore strategia che attuano in diverse modalità, inoltre l'infiorescenza può produrre centinaia di frutti, e sullo stelo fiorale si possono originare direttamente le plantule che daranno origine, cadendo al suolo, a nuovi individui. Le agavi possono essere molto pericolose a causa delle robuste spine presenti sia ai margini che all'apice delle foglie. Gli habitat costieri sono i più minacciati per le condizioni ambientali favorevoli alla crescita di queste specie.

Particolare_del_frutto_di_Agav.

Particolare del frutto di Agave americana.

Particolare_del_frutto_di_Agav.

Particolare delle plantule nello stelo fiorale.

Albero del paradiso (Ailanthus altissima)

Il nome albero del paradiso o albero del cielo deriva dal cinese antico ''ailanto'' così chiamato per le notevoli altezze che raggiunge nei paesi d'origine (sino ai 30 m). Originario della Cina, è stato introdotto in Europa nel 1700 a scopo ornamentale, ma è stato utilizzato soprattutto per alberature stradali e consolidamento delle scarpate. È una pianta comunissima che cresce spontanea nelle nostre città, presso gli abitati, lungo le vie, nei prati e negli habitat naturali degradati dove ritarda la ricrescita delle specie. Viene chiamato anche ''albero che puzza'' a causa di un odore sgradevole che emanano le foglie in primavera, mentre i semi sono tossici. Ha notevoli capacità riproduttive (ogni individuo può produrre 325.000 semi all'anno) e propagative con accrescimento rapido tale da raggiungere in breve tempo i 20 m di altezza. Inoltre è molto invasivo anche nelle aree naturali umide dove può competere con le specie tipiche delle formazioni arbustive. È considerato tra le 100 specie più invasive in Europa.

Ailanthus_altissima

Ailanthus altissima negli habitat naturali del Parco.

Particolare_dei_frutti

Particolare dei frutti.

Perché è una minaccia?

Con il suo apparato radicale può provocare danni alle strutture, ai monumenti storici e ai siti archeologici. L'alta produzione di polline può determinare fenomeni di allergia e il contatto con la linfa, le foglie e i fiori può causare dermatiti. Le radici inoltre rilasciano sostanze allelopatiche (sostanze tossiche emesse nel terreno a scopo protettivo, offensivo) che inibiscono la germinazione delle altre specie e favoriscono le proprie plantule.

Ailanthus_altissima_in_prossim.

Ailanthus altissima in prossimità degli edifici storici del Parco.

Ailanthus_altissima_in_prossim.

La pianta può crescere negli anfratti dei muri.

Cosa possiamo fare?

È importante prevenire il rilascio delle piante aliene in ambienti naturali, non abbandonando nel territorio i resti di potature e facendo attenzione che le piante non sconfinino dal luogo di coltivazione o, ancora meglio, non dovremmo coltivare questa specie nei nostri giardini, nei parchi o nel verde urbano, soprattutto se si trovano in prossimità di aree protette e habitat naturali. Una volta che le piante invasive sono state introdotte in natura, se le popolazioni sono ancora piccole è possibile eradicarle. Se invece le popolazioni si sono espanse sono possibili soltanto azioni di mitigazione dei danni con ripristino degli habitat naturali dai costi elevati.

Asparagus_asparagoides

Asparagus asparagoides, specie invasiva introdotta accidentalmente con il gardening.

Acacia saligna

Vista dalle aree verdi di Quartu. In primo piano Acacia saligna, sullo sfondo i canali limitrofi alle saline.

Puoi agire in maniera consapevole e responsabile in questo modo:

1) Se hai una pianta aliena nel tuo giardino, presta molta attenzione ai resti di potatura. Non rilasciarli nell'ambiente naturale.

2) Prima di comprare qualsiasi pianta, informati se si tratta di una specie invasiva. Meglio se acquisti una specie autoctona (nativa), l'ambiente ti ringrazierà facendoti risparmiare acqua e tempo.

3) Se rinvieni in ambiente naturale la presenza di una specie invasiva comunica il tuo avvistamento alle autorità competenti del territorio (per es. Ente Gestore del Parco, Assessorato Difesa Ambiente del tuo Comune, Provincia, Regione, Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, Agenzia Regionale Fo.Re.S.T.A.S., Orti Botanici e le Banche del Germoplasma, associazioni ambientaliste).

Acacia_saligna.j

Cistus salviifolius, pianta mediterranea che può essere coltivata per motivi ornamentali al posto delle invasive del genere Carpobrotus.

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PER MAGGIORI INFORMAZIONI

Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline

Via La Palma s/n - 09126 Cagliari

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protocollo: protocollo@parcomolentargius.it

ceas@parcomolentargius.it

infopoint@parcomolentargius.it

www.parcomolentargius.it

Centro Conservazione Biodiversità (CCB)

Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente (DISVA)

Università degli Studi di Cagliari

viale Sant'Ignazio da Laconi 13 - 09123 Cagliari

tel: +39 070 6753508 - 3509

ccb@unica.it

www.ccb-sardegna.it

Banca del Germoplasma della Sardegna (BG-SAR)

Hortus Botanicus Karalitanus (HBK)

Università degli Studi di Cagliari

viale Sant'Ignazio da Laconi 9-11 - 09123 Cagliari

tel: +39 070 675.806

bg-sar@unica.it

www.unica.it/unica/it/ateneo_s03_ss09.page

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